Hamer

Si è svolta ieri sera 9 febbraio 2016 la serata di presentazione dei corsi tenuta da Adriano Buranello.

La serata si è svolta con la partecipazione attiva del pubblico che a seconda dell'argomento trattato, partecipava con domande, occupando il relatore.

Un Grazie ad Adriano Buranello che si è distinto per aver reso semplice e capibile un argomento, di fatto articolato e spesso riservato ad addetti del settore.

Il pubblico, a fine serata ha apprezzato sia la professionalità che l'organizzazione, il tutto evidenziato dal fatto che più di qualcuno ha già prenotato i corsi.

Un grazie va anche ai partecipanti per aver seguito un argomento di sicuro interesse e, se vogliamo rivoluzionario nei suoi aspetti e che ha lasciato tutti alquanto stupiti ma consci che qualcosa di diverso esiste.

 

 
Il dott. med. Ryke Geer Hamer è nato in Germania nel 1935.

A 18 anni ha conseguito la maturità ed iniziò gli studi di medicina e teologia all'università di Tubinger.

Dopo diversi anni d'intensa attività nelle cliniche universitarie di Tubinger e Heidelberg, nel '72 conseguì la specializzazione in medicina interna e iniziò ad occuparsi quale primario in ginecologia di molti malati di cancro.

Parallelamente coltivava un hobby molto particolare: quello dell'inventore.

A lui si devono l'invenzione dello scalpello a taglio atraumatico utilizzato in chirurgia plastica, con lama 20 volte più sottile di quella di un rasoio, della sega speciale per ossa utilizzato in chirurgia plastica, del lettino da massaggio che si adatta automaticamente alla forma del corpo, come pure di un apparecchio per la transcutanea del siero.


Nel 1976 il dott. Hamer, con la moglie ed i suoi quattro figli, volle ritirarsi in Italia, per curare gratuitamente i malati nei quartieri più poveri, dal momento che i brevetti depositati delle sue invenzioni gli permettevano un reddito sufficiente.

Il 18 agosto 1978, alle tre del mattino il principe Vittorio Emanuele di Savoia, improvvisamente impazzito, sparò nel pressi dell'isola Cavallo al figlio del dott. Hamer, Dirk, che stava dormendo in barca.

Per più di tre mesi Dirk lottò tra la vita e la morte e alla fine il 7 dicembre morì.

Questa perdita inaspettata cambiò la vita del dott. Hamer e della sua famiglia.

Poco dopo la morte di suo figlio infatti si ammalò di cancro ai testicoli.

Lavorando come primario in ginecologia nella clinica oncologica universitaria di Monaco, gli venne il dubbio che la sua malattia potesse essere in rapporto allo choc della morte di suo figlio e quindi che il suo tumore al testicolo non fosse scaturito da una "cellula impazzita", ma dovesse essere in relazione al cervello.

Chiese ai suoi pazienti se anch'essi avessero vissuto un avvenimento terribile e scoprì che tutti, in effetti, avevano subito un evento traumatico prima di ammalarsi. 

 Iniziò a verificare la veridicità della sua scoperta sulle 5 Leggi Biologiche e iniziò a scrivere libri, a studiare e pubblicare le tabelle scientifiche della Nuova Medicina Germanica.

Dopo diverse vicissitudini è costretto vivere in esilio in Norvegia, paese che rispetta il diritto e continua a produrre un flusso di informazioni incredibilmente efficaci per amore del prossimo de della vita.

Un grazie da parte di tutti.

 

 

 

 

Ecco l'articolo di Adriano Buranello tratto dal suo sito bioenergologia.it del quale ha fatto riferimento nella serata di presentazione dei corsi e che ha consigliato a tutti di leggere...

 

L’importanza della posizione

Decido di collocarmi al centro della stanza camera da letto, in piedi con gli occhi chiusi. Faccio un lavoro di centratura su di me, un atto di Presenza in cui ascolto i miei sensi con il massimo della concentrazione possibile così da fermare il flusso dei pensieri. Medito così per almeno un minuto, poi apro gli occhi e comincio ad osservare gli oggetti presenti nella stanza, ruoto su me stesso così da riuscire a fare un giro completo di 360°, lentamente, osservando attentamente tutti gli oggetti che man mano si presentano ai miei occhi. Evito di commentare con la mente quello che vedo, mi limito solo ad osservare. Completata la rotazione mi chiedo: ‘sono consapevole della mia posizione?’

In effetti anche solo l’esercizio di osservare degli oggetti inanimati richiede da parte dell’osservante una posizione, ovvero un punto da cui poter osservare. La cosa può apparire banale ma vi assicuro che tra poco capirete che l’avere una posizione in altri aspetti della vita non è poi così scontato e ben pochi sono consapevoli dell’importanza nel fare questo.

Torniamo alla nostra posizione al centro della stanza di prima. Ora che siamo consapevoli della nostra posizione nella stanza e di quanto questa influenzi l’atto di osservare oggetti inanimati, ripetiamo l’esercizio con la centratura e la lenta rotazione tornando ad osservare gli oggetti. Questa volta però cercheremo di attribuire un significato agli oggetti attingendo alle memorie che abbiamo in relazione ad essi. Ci accorgeremo che gli oggetti ci mettono in osservazione di emozioni, piacevoli per lo più ma anche spiacevoli. Ad esempio l’armadio è un regalo della mamma? La foto sopra il comò è di una persona che amo? L’oggetto sopra al comodino della mia compagna è un accendino e mi ricorda l’odore sgradevole del tabacco? Le emozioni possono essere infinite e di varia natura e le ascolto profondamente concentrandomi magari su quelle positive.

A questo punto ripeto la domanda di prima:

‘sono consapevole della mia posizione?’

Capite bene che la posizione ora assume un ruolo diverso, non si tratta più di osservare degli oggetti inanimati bensì di sentire emozioni legate a quegli oggetti. Tuttavia la posizione dell’osservatore è ancora una cosa essenziale! Posso provare quelle specifiche emozioni perché occupo una precisa posizione nella mia vita! Ad esempio l’accendino sul comodino esiste perché ho deciso di condividere alcuni spazi della mia vita con una compagna e i sentimenti che provo per lei influiscono molto sulla mia vita reale. La foto sopra il comò è di mio figlio che ho generato con l’attuale compagna o una precedente, ecc…

Essere consapevole che nella mia vita ho un ruolo come padre o madre cambia di molto la mia posizione e questo vale per tutti gli altri ruoli, nel lavoro, nelle amicizie ecc…

Rinunciare al ruolo di genitore significa rinunciare a quella posizione, divorziare anche, licenziarsi dal lavoro pure, potremmo continuare a lungo.

Ma sono consapevole che in ogni ambito è indispensabile avere una posizione chiara e definita per poter anche solo interagire con la ‘realta’ in modo armonioso e non caotico?

Per illustrare quanto questo sia importante, torniamo a ripetere l’esercizio della posizione di prima.

Questa volta quando aprirò gli occhi vorrò immaginare di essere circondato da tutte quelle persone con cui condivido attimi o periodi più lunghi della mia vita. Persone verso le quali provo delle emozioni. Immagino quindi di vederle sedute in tanti tavolini da sole o in gruppo in base a come percepisco le relazioni con queste persone. In un primo tavolino potrei collocare mamma e papà, sicuramente figure significative nella mia vita. Nel secondo mio fratello o sorella magari insieme alla loro famiglia, nel terzo un altro parente, poi gli amici, i colleghi di lavoro ecc…

Faccio l’atto di osservarli uno ad uno mentre ruoto lentamente su me stesso e ascolto le emozioni che provo verso queste persone…

Sono consapevole che le specifiche emozioni che provo sono il risultato della mia posizione? Ovvero della posizione che ho in relazione a loro!

Se decidessi di cambiare stanza ed entrare in una con persone completamente diverse, sicuramente anche le mie emozioni cambierebbero. Oppure se eliminassi dalla mia visione una persona che considero in modo negativo, questo influirebbe sicuramente su di me.

Forse ora cominciate a capire dove desidero arrivare, la vita è un mondo di relazioni e quando noi abbiamo una posizione definita e chiara scegliamo le persone con cui desideriamo relazionarci ed evitiamo quelle che ci danneggiano in qualche modo. Senza una posizione in realtà subiamo molte interazioni negative come se non riuscissimo ad evitarle e giustifichiamo questo con delle scuse più o meno credibili, ma sempre scuse. Tipiche sono le frasi:

‘non la amo ma resto con lei perché non desidero resti da sola’

‘il mio lavoro fa schifo ma me lo tengo perché ne ho bisogno’

‘vorrei fare un viaggio ma ho paura di viaggiare’

‘mi piacciono i tortellini ma non li mangio perché fanno ingrassare’. Queste posizioni appaiono come cristallizzate nella nostra vita e apparentemente immutabili quando, in realtà basterebbe cambiare gradualmente la posizione per sperimentare come anche le situazioni sono capaci di cambiare. Potrei ad esempio parlare con la mia compagna sulle ragioni che ci fanno stare assieme, cercare un nuovo lavoro, fare un breve viaggio senza dover percorrere per forza grandi distanze oppure limitarmi a mangiare pochissimi tortellini ma gustandoli. Capiamo quindi che cambiare una posizione implica spesso il superamento di una paura, sciogliere un blocco emozionale.

Allora, meglio restare nella posizione in cui mi trovo, dirà qualcuno… Peccato che per evolvere è necessario continuamente cambiare posizione ed essere protagonisti della nostra vita. Rimanere immobili nella propria posizione spesso significa assumere il ruolo di vittime o permettere passivamente che altri scelgano per noi.

Qualunque cambiamento di posizione deve sempre comunque partire dalla accettazione della posizione in cui ci troviamo. Rifiutare la nostra situazione di vita nel adesso equivale ancora a farci sentire delle vittime. E’ invece indispensabile comprendere che questa situazione l’abbiamo scelta noi, magari inconsciamente, ma comunque noi! Da protagonista potrò ora scegliere se e cosa cambiare nella mia vita per crescere.

Capiamo ora quanto importante sia non tanto giudicare la nostra posizione quanto accettarla pienamente proprio perché l’abbiamo scelta noi? Da questa posizione possiamo veramente cambiare altrimenti ce la racconteremo solo.

Proviamo a rivisitare alcune situazioni di vita con questo nuovo atteggiamento:

il mio lavoro non mi piace ed i miei colleghi sono persone spregevoli! Questa è una non posizione, cambiamola puntando i piedi a terra e definendo la posizione: ho scelto questo lavoro per fare una esperienza che mi conduce a degli obiettivi, ho scelto dei colleghi che con le loro continue provocazioni mi aiutano a vedere i problemi che sono dentro di me. Se siamo sinceri nel fare queste valutazioni, ne deriverà gratitudine per il lavoro e i colleghi. A questo punto devo solo sperimentare la mia nuova posizione.

In quantistica la realtà è il risultato di un processo che chiama in causa 4 passaggi: osservazione, intenzione, azione ed osservazione.

Osservo la mia situazione di vita nel lavoro, manifesto l’intenzione di cambiare la mia posizione in relazione al lavoro e ai colleghi, genero l’azione di applicare quello che ho capito cambiando il mio modo di pormi e osservo cosa cambia. Miracolo, la situazione lavorativa gradualmente cambia! Non si tratta più di subire il cambiamento ma di generarlo consapevolmente. Scopro così che il lavoro non è poi così male e che i colleghi cambiano il modo di trattarmi…scopro i vantaggi derivanti dal cambiare posizione, processo possibile solo dopo aver accettato la posizione precedente.

Situazione: vivo da diversi anni con la mia compagna e osservo che la relazione ha perso verve, non facciamo più l’amore, litighiamo spesso per cose di poco conto, faccio fatica a sopportare la sua presenza in casa.

Manifesto ora l’intenzione di cambiare la mia posizione e invece di ripetere automaticamente queste dinamiche emozionali, comincio a cambiare il mio comportamento cambiando la mia posizione. Immagino, ad esempio, di aver da poco conosciuto questa donna e di provare forte interesse per lei come persona, carattere e fisicità. Osservo ora cosa succede facendo delle azioni per manifestare questo interesse…piccole attenzioni, cortesie, sorrisi e gesti affettuosi. Osservo ora cosa cambia e scelgo di restare in questa posizione il tempo necessario per osservare come cambia la relazione. Quasi sicuramente la mia compagna si troverà anche lei spontaneamente a cambiare la sua posizione. Magari reagirà con dolcezza a sua volta, oppure incrementerà le sue ostilità verso di me, nel qual caso potrò, osservando attentamente il tutto, manifestare una nuova intenzione per migliorare ulteriormente il rapporto oppure chiuderlo in quanto non rispondente alle mia necessità evolutive.

Piuttosto che non avere nessuna posizione nella vita, meglio una posizione svantaggiosa, difficile, dolorosa. Se tale posizione è definita potrò sempre cambiarla nel momento in cui sento di essere pronto per farlo. Ma se non ho una posizione definita…se permetto che gli altri influiscano così profondamente su di me da costringermi a non essere quello che sono…mi trovo veramente nella merda! Anche in questa situazione, tuttavia, posso consapevolmente uscirne, non prima però di averla intimamente accettata come parte del mio percorso esperienziale.

Esaminiamo ora un’altra situazione di vita in cui è importantissimo avere una posizione: come considero le malattie, le pratiche mediche e di medicina alternativa finalizzate alla salute.

In questo ambito è veramente importante avere una posizione definita in quanto, non averla rende soggetti ad essere continuamente influenzati dalla posizione di altri. Spesso medici e parenti ‘ben intenzionati’ ci faranno pressione per utilizzare questa o quella terapia nella credenza che sia indispensabile per ‘guarire’. Se quindi non abbiamo una propria posizione corriamo il rischio di morire per una mancanza di definizione del proprio percorso di VITA per aver abdicato al proprio diritto di scegliere per noi se e quali interventi attuare per prenderci cura della nostra persona.

Visto che tutti desideriamo vivere e pure in buona salute, troviamo spesso difficile accettare i processi di bioattia in quanto ovviamente comportano del disagio, dolore, malessere. Pochi si chiedono quale messaggio la bioattia cerchi di comunicarci con i sintomi che presenta. Se solo impariamo ad ascoltarli e a metterli in relazione con la nostra situazione di vita reale, ci si apre un mondo e… impariamo a vivere.

L’importanza della posizione si evidenzia nella direzione che la persona intraprende per la sua vita, Freud direbbe Eros o Thanatos, verso la vita o verso la morte. E’ importante rispettare questa scelta negli altri! Quando mia madre, tre giorni prima della sua morte, mi disse che desiderava solo morire, io tirai un profondo respiro e dissi: ‘mamma se vuoi morire….io sono d’accordo’. Lei mi sorrise con una espressione di sollievo, contenta di sentirsi capita nel suo percorso verso il Thanatos.

Da qui ne deriva che esercitare indebite pressioni verso altri per indurli a fare o non fare determinati trattamenti medici o alternativi, equivale a fare violenza alla persona e non la aiuta a mantenere una posizione coerente con quelle che sono le sue CREDENZE in ambito della salute. Non posso permettere a nessuno di condizionarmi sulle mie scelte perché farlo equivale a perdere la mia posizione e a subire in termini svalutanti qualunque trattamento verrà fatto per ‘il mio bene’!

Va pure detto che piuttosto che non avere una posizione ed essere una ‘bandiera al vento’ è preferibile una posizione aderente alla medicina convenzionale se questa è coerente con le mie credenze. Certo, non è difficile fare questo, è quello che fanno la maggior parte delle persone! Questo ovviamente non ci esimerà dalle conseguenze per tale scelta ma almeno se muoio ‘muoio contento’ e se supero la bioattia (spesso nonostante gli interventi medici) potrò continuare nella direzione dell’Eros.

Chi intraprende un percorso di crescita consapevole e viene a contatto con altre visioni della bioattia e con pratiche e trattamenti molto diversi da quelli convenzionali avrà modo di cambiare la sua posizione e se cambia sarà poi sicuramente più aderente ad una propria scelta e non più all’accettare passivamente dei modelli precostituiti. La conoscenza delle 5 leggi biologiche permette di acquisire gradualmente una visione biologica del processo di bioattia e di comprendere che ogni sintomo manifestato è indicatore di un processo quasi sempre di riparazione e nulla di maligno in sé. Per sua natura, le 5lb sono una visione naturale di tali processi e implica la comprensione che quello che il nostro organismo fa è sempre biologico e sensato anche quando produce la morte del soggetto divenuto ‘inidoneo alla sopravvivenza’.

Chi ha sperimentato questa nuova posizione nella sua vita, ne verifica di continuo la validità e ovviamente questo produce una certa propensione al ‘proselitismo’ che appartiene alla nostra cultura religiosa. Non abbiamo tuttavia il diritto di fare pressioni su altri perché si conformino al nostro modello per quanto siamo persuasi che sia quello ‘giusto’. In realtà è giusto per noi e solo per noi, mai per gli altri e a meno che non vi sia una richiesta da parte della persona bisognosa di aiuto è preferibile conservare le nostre convinzioni per noi. Se richiesto possiamo informare…solo questo, poi ognuno, debitamente informato, sceglie la sua posizione.

Per concludere amici il miglior augurio che possa farvi è:

trova una tua posizione e da quella spostati nella direzione che senti essere la più utile per la tua vita e per il tuo Eros. Fregatene della posizione degli altri e condividi quello che hai scoperto con le persone che ti chiedono aiuto e con coloro che ti stimolano a continuare a crescere. Grazie, ti amo.

Fonte: Antonella Bertoli larepubblicaveneta.it

Parliamo di malattia, di psicologia e di genetica. In modo semplice, così come l’abbiamo capito noi, esseri comuni e normali che si interrogano sul significato dalla malattia e di questo nostro esistere a volte denso di sofferenza. Esiste un modo diverso di affrontare la malattia: difficilissimo da accettare anche da parte nostra oltre dalla scienza ufficiale. Esiste un modo diverso di guarigione anche da malattie gravissime: lo ha sperimentato il dott. R. G. Hamer sulla sua pelle. Non c’è riuscito il dott. Bertoli perché troppo spossato e immemore del conflitto che ancora era in atto nella sua mente e nel suo corpo. La premessa per poter fare un lavoro serio di guarigione su sé stessi, è leggere e comprendere e interiorizzare le 5 Leggi Biologiche sviluppate dal dott. Hamer, comprendere i quattro archetipi fondamentali costituiti da Padre, Madre, Eros e Thanatos, ed essere disponibili a modificare qualcosa nella vita e nella mente. Secondo le 5 Leggi Biologiche sappiamo che qualsiasi segnale nel nostro corpo è il risultato di un processo che si mette in atto e si mantiene in base alla nostra esperienza emotiva. Ma la nostra esperienza emotiva e psichica ci deriva dall’eredità della famiglia oltre che della società, della cultura e della specie a cui apparteniamo. Dovremmo partire da una considerazione primaria: il medico, la clinica o il farmaco, potranno sostenerci per i sintomi troppo impegnativi, ma il processo di riparazione lo fa il corpo. Questo implica due cose: la prima è che in base a come reagiamo a quel problema, possiamo riattivare continuamente lo stesso programma di risposta. Questo è già di per sé un problema e ci rivela che dovremmo renderci disponibili a rivedere la nostra modalità di reazione alla malattia. La seconda cosa che deriva è che, proprio in base alle conoscenze, abbiamo capito che non è più possibile delegare la propria “guarigione” all’operatore o al medico a cui chiediamo aiuto. Di conseguenza comprendiamo che siamo disponibili a diventare parte attiva nel processo di soluzione del problema stesso. Il medico, il terapeuta, la clinica o il farmaco ci possono sostenere, ma siamo noi che possiamo guidare il processo. La medicina ufficiale ci ha insegnato a prendere per buona qualsiasi cosa ci venga detta da una persona che consideriamo autorevole (medici, primari, professori, dottori): non siamo più abituati a chiedere di specificare un’affermazione, di dimostrarcene la veridicità nei fatti. E se un primario afferma che ci restano pochi mesi di vita, in automatico pensiamo che saprà il fatto suo. Invece, per fortuna, le cose non stanno proprio così ed è il momento di iniziare a chiedere di specificare su cosa sono basate le affermazioni. Ciò comporta un cambio di posizione a 360° sia da parte degli operatori nel campo della salute che da parte di chi chiede loro aiuto. Implica cioè una sorta di risveglio collettivo. Si tratta quindi di svegliarsi, di scuoterci dal sonnambulismo nel quale siamo caduti da anni e nel quale veniamo costantemente mantenuti dalla comunicazione di massa, una comunicazione gestita dai poteri economici e finanziari forti, tipo le case farmaceutiche e tutto ciò che vi gira intorno; e la paura della malattia è uno degli strumenti più forti per ottenere tale obbiettivo. La natura ci ha plasmato in milioni di anni in modo da tenere in memoria (psichica e genetica) tutte le esperienze così da poter dare ogni volta un significato preciso sia alle parole che agli oggetti e sapere come e dove collocarle e quali risposte (ontogenetiche) dare. Ogni parola ed ogni cosa hanno un significato che possiamo definire “funzionale” ma anche un significato “emotivo”. Parole come “mamma, mare, focolare o cancro” hanno una colorazione emotiva personale, sicuramente diversa per ognuno di noi ma fondamentalmente univoca. Le parole non sono neutre, mai, ma non mostrano una realtà oggettiva ma la percezione di quella che definiamo realtà. Una volta “esperienziati e memorizzati” tendiamo a non metterli più in discussione. Ciò significa però che tutto ciò che pensiamo e di cui siamo convinti in merito alle cose, a noi stessi e alle nostre possibilità nel mondo, non sono più delle semplici idee ma diventano la nostra identità. La difficoltà nel metterle in discussione quindi diventa grande e profonda perché ciò che dovremmo mettere in discussione siamo noi stessi.

La natura ha imparato ad adattarsi costantemente alle nuove esigenze che l’ambiente presentava. Anche noi, esseri umani, facciamo parte di questo progetto e rispondiamo ai conflitti di oggi, con gli stessi programmi di milioni di anni fa. Questi processi di adattamento noi le chiamiamo “malattie”. Anche se spesso sono legati a forti disagi, hanno lo scopo di permetterci l’adattamento alle nuove situazioni.

La natura ha previsto grazie alla DHS l’attivazione del sistema neurovegetativo che ci mette all’istante nella condizione di contrattaccare o scappare. Solo se restiamo fermi, congelati nel nostro conflitto, accumuleremo sufficiente “massa conflittuale” per avere dei sintomi abbastanza importanti da essere percepiti e/o diagnosticati. Ma in natura normalmente non accade: la bestia sa di avere un tempo limite per risolvere i suoi conflitti di “mancare del boccone essenziale” o di “sentirsi attaccato” o qualsiasi altro conflitto, perché ne va della sua vita. L’unico essere vivente che invece non considera tale evenienza è l’essere umano, e tende a rimanere nel conflitto fino a morirne, pur di dimostrare le proprie ragioni.

Le 5 leggi della Nuova Medicina del dott. Hamer.

Prima legge: Il trauma è il detonatore: Ogni malattia è causata da un trauma emotivo che ci coglie impreparati, ci prende in contropiede, un trauma che viviamo in solitudine e che non sappiamo come risolvere. Allo scopo di continuare la specie, l’uomo ha sviluppato col passare del tempo dei programmi biologici di sopravvivenza che sono diventati automatici e si sono inscritti nel suo cervello, nelle sue cellule. Esiste una triade indissociabile: mente-cervello-corpo, tre unità che funzionano sempre insieme.

Seconda legge: niente esiste senza il suo contrario: Viviamo in un mondo polare, non esiste il giorno se non c’è la notte, la salute non ha senso senza la malattia, ecc. La medicina ufficiale ha individuato circa un migliaio di malattie, suddividendole in malattie “fredde” e malattie “calde”. Quelle “fredde” sono: stato continuo di stress, insonnia, cancro, angina pectoris, neurodermatiti, psicopatologie, ecc. quelle “calde” sono: infezioni, reumatismi, allergie, esantemi, ecc. In verità non esiste una malattia “fredda” o una malattia “calda”, ma piuttosto esistono fasi alterne “fredde” e “calde”. Tutte le malattie presentano appunto due fasi: fase “fredda” detta simpaticotonia, e fase “calda” detta vagotonia. E’ sempre la fase “fredda” che arriva per prima, seguita dalla fase “calda” di riparazione una volta superato il trauma. Il superamento del trauma è la chiave di volta per passare in fase di riparazione.

Terza legge: Il sistema ontogenetico dei tumori e delle malattie equivalenti. Il termine ontogenetico si riferisce alla vita embrionale dell’individuo e si parla di “malattie equivalenti” perché non solo i tumori, ma tutte la malattie, si comportano secondo l’enunciato delle cinque leggi. La ragione di tutti i comportamenti biologici risale alla notte dei tempi e comincia con l’apparizione della prima cellula sul nostro pianeta. Abbiamo già detto che l’uomo non sarebbe potuto sopravvivere fino ad oggi se non avesse integrato nel suo cervello programmi biologici di sopravvivenza volti al superamento di ogni genere di ostacoli che nel corso dei millenni si sono presentati sul cammino della sua evoluzione. Una volta superato l’ostacolo, la soluzione viene trasmessa alle generazioni future: nei primi due mesi di vita intrauterina il feto incarna tutta questa memoria dall’inizio della vita ad oggi.

Quarta legge: I microbi sono al servizio del cervello: I microbi sono nostri alleati, sono loro che si occupano di riparare i danni durante la seconda fase. E’ il cervello che invia l’ordine ai nostri amici virus, funghi o batteri. Tutti i microbi arrivano, proliferano e scompaiono per favorire la riparazione secondo una logica ben precisa in sincronia con il nostro cervello e il nostro corpo. Essi fanno parte del programma biologico della Natura. L’uomo convive con i microbi: il nostro corpo contiene dieci volte più batteri che cellule umane: centomila miliardi

Quinta legge: della quintessenza: Tutti i comportamenti dell’uomo (e malattie) sono determinati da programmi speciali di sopravvivenza inscritti nel cervello fin dalla notte dei tempi. La malattia è una soluzione biologica del cervello, l’ultima possibilità di sopravvivenza. Ogni organismo vivente possiede un cervello più o meno sviluppato, in grado di captare inconsciamente le informazioni provenienti dal mondo che lo circonda. Le cellule i batteri che abitano in noi, i vari organi, tutto funziona all’unisono, con lo steso ritmo del cervello principale. La malattia ha sempre un senso. Essa è utile, necessaria, vitale per l’individuo e per l’evoluzione della specie.

Le cosiddette "Cinque leggi biologiche"

Hamer afferma di aver scoperto cinque leggi fondamentali della natura, le "Cinque leggi biologiche":

  • Prima legge ("La regola ferrea"): le gravi malattie hanno origine da un evento di shock o trauma psicologico ("sindrome di Dirk Hamer") che viene vissuta dall'individuo come acuto e drammatico. Il contenuto del conflitto psicologico determina la posizione della comparsa di un focolaio di attività nel cervello che può essere visto in una TAC come una serie di anelli concentrici, detta "focolaio di Hamer", che corrisponderebbe alla posizione della malattia nel corpo. Lo sviluppo successivo del conflitto determina ulteriori cambiamenti. Hamer sostiene che i focolai siano spesso scambiati per lesioni cerebrali o tumori del cervello.
  • Seconda legge ("Le due fasi della malattia"): un paziente che non ha risolto il suo conflitto è nella prima fase (conflitto attivo), che Hamer chiama "malattia fredda" (sensazione di freddo, mancanza di sonno, alcuni tumori, ecc.). Se riesce a risolvere il conflitto entra in una seconda fase, post-risoluzione (fase di guarigione), chiamata "malattia calda" (reumatiche, infettive, allergiche, tumori o qualsiasi malattia fisica o psichica, da lui chiamata "malattia oncoequivalente", ecc.) Questa seconda fase comporterebbe più rischi, e una completa guarigione secondo Hamer avviene solo dopo il suo completamento. In alcune circostanze, non risolvere la prima fase (mantenendo elementi psicologici del vecchio conflitto) ma declassarlo ad un livello ragionevolmente vivibile, può essere preferibile che affrontare la seconda fase. In molti casi invece la seconda fase va lasciata scorrere naturalmente, intervenendo marginalmente.
  • Terza legge ("Il sistema ontogenetico delle malattie") : Hamer propone che la progressione della malattia è controllata principalmente dal cervello e dal cervelletto. Hamer afferma i suoi legami con la scienza dell'embriologia, perché lega il tipo di progressione della malattia, sia coinvolgendo l'aumento dei tessuti (crescita del tumore), la perdita di tessuto (necrosi o ulcere) o di funzioni con la relativa discendenza del tessuto dalle diverse parti del foglietto embrionale (endoderma, mesoderma e ectoderma) da cui sia i tessuti di organi e le regioni cerebrali corrispondenti originano (anche tessuti molto diversi, hanno, in effetti, origine dalla stessa zona embrionale).
  • Quarta legge ("Il sistema ontogenetico dei microbi") : i microbi non causano malattie, ma sono utilizzati dal corpo, coordinato dal cervello, per ottimizzare la fase di guarigione, a condizione che i microbi necessari siano disponibili quando necessario. Funghi e micobatteri lavorerebbero sui tessuti originati nell'endoderma, nonché su alcuni dei tessuti originari del mesoderma. I batteri funzionerebbero su tutti tessuti derivati dal mesoderma e i virus su quelli derivati dall'ectoderma. Hamer sostiene che questi microbi, piuttosto che essere antagonisti al corpo, in realtà svolgono un ruolo necessario nella guarigione. Afferma che alcuni degli interventi della medicina convenzionale sono controproducenti, interferendo con i processi naturali.
  • Quinta legge ("La quintessenza") : la fase attiva del conflitto e la fase di guarigione delle malattie, come sopra descritto, costituiscono "speciali programmi significativi della natura", sviluppati durante l'evoluzione della specie, per consentire gli organismi di ignorare il funzionamento comune, al fine di trattare particolari situazioni di emergenza.