Salute

Superare lo scoglio dell’insicurezza e della paura

I consulenti che operano con le 5 leggi biologiche si rendono conto che non esiste guarigione senza una corretta posizione da parte del cliente.
Per ‘corretta posizione’ si intende una molteplicità di cose alcune delle quali non possono proprio mancare, pena il fallimento di qualsiasi sforzo indirizzato al completamento del percorso bifasico senza ulteriori recidive.
Sappiamo infatti che la bioattia altro non è che un programma biologico avente lo scopo di permettere all’organismo di superare una situazione improvvisa e inaspettata sopravvivendo all’evento. Fin qui tutto semplice, le cose però si complicano quando il conflitto si recidiva in continuazione, oppure conflitti binari si attivano automaticamente al sopraggiungere di un elemento presente al momento del conflitto ‘madre’, ovvero quello che ha dato inizio a questa serie di sintomi spesso etichettati come ‘allergie’. Allora che fare?

Il consuente cerca di aiutare il cliente a divenire consapevole dei meccanismi che determinano i processi di bioattia o addirittura di risalire all’evento scatenante per interrompere quel meccanismo ridondante delle DHS.
I consulenti onesti riconoscono che talora i risultati sono notevoli, talora scarsi e spesso insufficienti a completare i processi che tendono, anche se in misura minore, a ripetersi.
Il cliente in tutto questo ha un ruolo fondamentale e nessun terapeuta può permettersi di sostituirsi ad esso in tali processi. Se questi collabora con il lavoro del consulente, allora si possono conseguire risultati graduali e costanti con fasi di prostrazione in PCLA e fasi di convalescenza in PCLB fino al completamento delle riparazioni.
Nella realtà il consulente si trova molto spesso a dover fare i conti con processi di bioattia che sembrano non finire mai, con evidenti recidive, senza tuttavia non riuscire a trovare insieme al cliente le cause di questi processi ridondanti. Il cliente ripeterà al terapeuta che nella sua vita le cose vanno bene e che non capisce quali siano le DHS che fanno ripartire i programmi bifasici.

Il consulente, con tanta pazienza, cerca di scavare nella vita dell’individuo per risalire agli eventi scatenanti, ma senza evidente successo; fin troppo facile concludere che il cliente ‘non collabora veramente’ o che il suo inconscio impedisce di rivelare le vere problematiche che innescano i processi di bioattia.
D’altra parte, quasi sempre il cliente è sincero nel dire che non trova nella sua vita gli elementi scatenanti dei quali, quindi, non puo’ divenirne consapevole. Questo innesca in lui uno stato di insicurezza che può sfociare nello scetticismo.
Gli elementi che più lavorano contro i processi di riparazione sono la paura e l’insicurezza. La prima si ancora alle credenze radicate dentro di noi di ‘cosa sia la malattia’ e del ‘brutto male’ che solo un processo lungo e impegnativo di conoscenza delle 5lb può permettere di superare.
L’insicurezza invece può essere un problema caratteriale acquisito in ambienti familiari, scolastici e poi lavorativi che si fonda su una scarsa autostima, una sorta di visione svalutante di sé e del proprio valore.
Per quanto il consulente si impegni ad aiutare il suo cliente a superare questi limiti spesso l’ambiente famigliare, gli amici, i colleghi, i vicini di casa ed altri sembrano lavorare per rafforzare le paure e le insicurezze del bioattivo. Niente di più deleterio! Una sorta di tela di Penelope dove il consulente costruisce ed il resto del mondo demolisce; una lotta impari perchè il tempo che il bioattivo passa nel ‘resto del mondo’ è molto di più di quello che dedica a studiare le 5lb o a parlare con il consulente. Vincono quasi sempre le pressioni esterne e le conseguenze possono arrivare fino alla morte del bioattivo come ‘inadatto alla sopravvivenza’.
Questo è ovviamente frustrante per il consulente al quale non resta altro che accettare e riconfermare dentro di sé che vale sempre, a livello individuale, la massima: ‘o ti elevi o te levi’.
Esiste tuttavia un’altra possibilità, un’altra strada da percorrere che richiede una certa determinazione da parte del cliente ma che può veramente cambiare radicalmente le cose.
La soluzione è quella di invitare la persona a tagliare temporaneamente, per periodi di non meno di 25/30 giorni ogni contatto con ‘il resto del mondo’ al fine di interrompere ogni condizionamento e attingere alle proprie risorse biologiche, mentali e animiche per fare un lavoro di superamento dei limiti della paura e dell’insicurezza.

Non solo, il distacco dall’ambiente famigliare e lavorativo permette di allontanarsi anche dalla maggior parte delle recidive che inconsciamente si generano negli ambienti in cui la persona normalmente vive.
Per questo motivo ho creato il progetto ‘Casa del Cuore’, un ambiente paradisiaco in montagna gestito con amore e rispetto del cliente intenzionato a risolvere i suoi problemi. Vacanze di non meno di 3 settimane in questo ambiente isolato e a contatto con la natura e con persone consapevoli può fare la differenza. Distaccarsi da ambienti ‘malsani’ da un punto di vista biologico interrompendo ogni contatto con ‘il resto del mondo’ (compreso il telefono, whatsapp, facebook e altro) permette di vivere in biologia totale senza interferenze negative dedicando il tempo libero a letture sane e positive e a conversazioni prive di paure ed insicurezze, il paradiso della biologia.
Purtoppo, questo è più facile a dirsi che a farsi. Anche se il bioattivo ha tutte le intenzioni di attivare questi programmi in ambiente protetto, spesso i parenti sono di tutt’altra opinione e possono fare di tutto per interferire con il lavoro in atto, compreso il cercare di impedire il necessario isolamento della persona dall’ambiente di provenienza.

Adriano Buranello