Fonte: Antonella Bertoli larepubblicaveneta.it

Parliamo di malattia, di psicologia e di genetica. In modo semplice, così come l’abbiamo capito noi, esseri comuni e normali che si interrogano sul significato dalla malattia e di questo nostro esistere a volte denso di sofferenza. Esiste un modo diverso di affrontare la malattia: difficilissimo da accettare anche da parte nostra oltre dalla scienza ufficiale. Esiste un modo diverso di guarigione anche da malattie gravissime: lo ha sperimentato il dott. R. G. Hamer sulla sua pelle. Non c’è riuscito il dott. Bertoli perché troppo spossato e immemore del conflitto che ancora era in atto nella sua mente e nel suo corpo. La premessa per poter fare un lavoro serio di guarigione su sé stessi, è leggere e comprendere e interiorizzare le 5 Leggi Biologiche sviluppate dal dott. Hamer, comprendere i quattro archetipi fondamentali costituiti da Padre, Madre, Eros e Thanatos, ed essere disponibili a modificare qualcosa nella vita e nella mente. Secondo le 5 Leggi Biologiche sappiamo che qualsiasi segnale nel nostro corpo è il risultato di un processo che si mette in atto e si mantiene in base alla nostra esperienza emotiva. Ma la nostra esperienza emotiva e psichica ci deriva dall’eredità della famiglia oltre che della società, della cultura e della specie a cui apparteniamo. Dovremmo partire da una considerazione primaria: il medico, la clinica o il farmaco, potranno sostenerci per i sintomi troppo impegnativi, ma il processo di riparazione lo fa il corpo. Questo implica due cose: la prima è che in base a come reagiamo a quel problema, possiamo riattivare continuamente lo stesso programma di risposta. Questo è già di per sé un problema e ci rivela che dovremmo renderci disponibili a rivedere la nostra modalità di reazione alla malattia. La seconda cosa che deriva è che, proprio in base alle conoscenze, abbiamo capito che non è più possibile delegare la propria “guarigione” all’operatore o al medico a cui chiediamo aiuto. Di conseguenza comprendiamo che siamo disponibili a diventare parte attiva nel processo di soluzione del problema stesso. Il medico, il terapeuta, la clinica o il farmaco ci possono sostenere, ma siamo noi che possiamo guidare il processo. La medicina ufficiale ci ha insegnato a prendere per buona qualsiasi cosa ci venga detta da una persona che consideriamo autorevole (medici, primari, professori, dottori): non siamo più abituati a chiedere di specificare un’affermazione, di dimostrarcene la veridicità nei fatti. E se un primario afferma che ci restano pochi mesi di vita, in automatico pensiamo che saprà il fatto suo. Invece, per fortuna, le cose non stanno proprio così ed è il momento di iniziare a chiedere di specificare su cosa sono basate le affermazioni. Ciò comporta un cambio di posizione a 360° sia da parte degli operatori nel campo della salute che da parte di chi chiede loro aiuto. Implica cioè una sorta di risveglio collettivo. Si tratta quindi di svegliarsi, di scuoterci dal sonnambulismo nel quale siamo caduti da anni e nel quale veniamo costantemente mantenuti dalla comunicazione di massa, una comunicazione gestita dai poteri economici e finanziari forti, tipo le case farmaceutiche e tutto ciò che vi gira intorno; e la paura della malattia è uno degli strumenti più forti per ottenere tale obbiettivo. La natura ci ha plasmato in milioni di anni in modo da tenere in memoria (psichica e genetica) tutte le esperienze così da poter dare ogni volta un significato preciso sia alle parole che agli oggetti e sapere come e dove collocarle e quali risposte (ontogenetiche) dare. Ogni parola ed ogni cosa hanno un significato che possiamo definire “funzionale” ma anche un significato “emotivo”. Parole come “mamma, mare, focolare o cancro” hanno una colorazione emotiva personale, sicuramente diversa per ognuno di noi ma fondamentalmente univoca. Le parole non sono neutre, mai, ma non mostrano una realtà oggettiva ma la percezione di quella che definiamo realtà. Una volta “esperienziati e memorizzati” tendiamo a non metterli più in discussione. Ciò significa però che tutto ciò che pensiamo e di cui siamo convinti in merito alle cose, a noi stessi e alle nostre possibilità nel mondo, non sono più delle semplici idee ma diventano la nostra identità. La difficoltà nel metterle in discussione quindi diventa grande e profonda perché ciò che dovremmo mettere in discussione siamo noi stessi.

La natura ha imparato ad adattarsi costantemente alle nuove esigenze che l’ambiente presentava. Anche noi, esseri umani, facciamo parte di questo progetto e rispondiamo ai conflitti di oggi, con gli stessi programmi di milioni di anni fa. Questi processi di adattamento noi le chiamiamo “malattie”. Anche se spesso sono legati a forti disagi, hanno lo scopo di permetterci l’adattamento alle nuove situazioni.

La natura ha previsto grazie alla DHS l’attivazione del sistema neurovegetativo che ci mette all’istante nella condizione di contrattaccare o scappare. Solo se restiamo fermi, congelati nel nostro conflitto, accumuleremo sufficiente “massa conflittuale” per avere dei sintomi abbastanza importanti da essere percepiti e/o diagnosticati. Ma in natura normalmente non accade: la bestia sa di avere un tempo limite per risolvere i suoi conflitti di “mancare del boccone essenziale” o di “sentirsi attaccato” o qualsiasi altro conflitto, perché ne va della sua vita. L’unico essere vivente che invece non considera tale evenienza è l’essere umano, e tende a rimanere nel conflitto fino a morirne, pur di dimostrare le proprie ragioni.

Le 5 leggi della Nuova Medicina del dott. Hamer.

Prima legge: Il trauma è il detonatore: Ogni malattia è causata da un trauma emotivo che ci coglie impreparati, ci prende in contropiede, un trauma che viviamo in solitudine e che non sappiamo come risolvere. Allo scopo di continuare la specie, l’uomo ha sviluppato col passare del tempo dei programmi biologici di sopravvivenza che sono diventati automatici e si sono inscritti nel suo cervello, nelle sue cellule. Esiste una triade indissociabile: mente-cervello-corpo, tre unità che funzionano sempre insieme.

Seconda legge: niente esiste senza il suo contrario: Viviamo in un mondo polare, non esiste il giorno se non c’è la notte, la salute non ha senso senza la malattia, ecc. La medicina ufficiale ha individuato circa un migliaio di malattie, suddividendole in malattie “fredde” e malattie “calde”. Quelle “fredde” sono: stato continuo di stress, insonnia, cancro, angina pectoris, neurodermatiti, psicopatologie, ecc. quelle “calde” sono: infezioni, reumatismi, allergie, esantemi, ecc. In verità non esiste una malattia “fredda” o una malattia “calda”, ma piuttosto esistono fasi alterne “fredde” e “calde”. Tutte le malattie presentano appunto due fasi: fase “fredda” detta simpaticotonia, e fase “calda” detta vagotonia. E’ sempre la fase “fredda” che arriva per prima, seguita dalla fase “calda” di riparazione una volta superato il trauma. Il superamento del trauma è la chiave di volta per passare in fase di riparazione.

Terza legge: Il sistema ontogenetico dei tumori e delle malattie equivalenti. Il termine ontogenetico si riferisce alla vita embrionale dell’individuo e si parla di “malattie equivalenti” perché non solo i tumori, ma tutte la malattie, si comportano secondo l’enunciato delle cinque leggi. La ragione di tutti i comportamenti biologici risale alla notte dei tempi e comincia con l’apparizione della prima cellula sul nostro pianeta. Abbiamo già detto che l’uomo non sarebbe potuto sopravvivere fino ad oggi se non avesse integrato nel suo cervello programmi biologici di sopravvivenza volti al superamento di ogni genere di ostacoli che nel corso dei millenni si sono presentati sul cammino della sua evoluzione. Una volta superato l’ostacolo, la soluzione viene trasmessa alle generazioni future: nei primi due mesi di vita intrauterina il feto incarna tutta questa memoria dall’inizio della vita ad oggi.

Quarta legge: I microbi sono al servizio del cervello: I microbi sono nostri alleati, sono loro che si occupano di riparare i danni durante la seconda fase. E’ il cervello che invia l’ordine ai nostri amici virus, funghi o batteri. Tutti i microbi arrivano, proliferano e scompaiono per favorire la riparazione secondo una logica ben precisa in sincronia con il nostro cervello e il nostro corpo. Essi fanno parte del programma biologico della Natura. L’uomo convive con i microbi: il nostro corpo contiene dieci volte più batteri che cellule umane: centomila miliardi

Quinta legge: della quintessenza: Tutti i comportamenti dell’uomo (e malattie) sono determinati da programmi speciali di sopravvivenza inscritti nel cervello fin dalla notte dei tempi. La malattia è una soluzione biologica del cervello, l’ultima possibilità di sopravvivenza. Ogni organismo vivente possiede un cervello più o meno sviluppato, in grado di captare inconsciamente le informazioni provenienti dal mondo che lo circonda. Le cellule i batteri che abitano in noi, i vari organi, tutto funziona all’unisono, con lo steso ritmo del cervello principale. La malattia ha sempre un senso. Essa è utile, necessaria, vitale per l’individuo e per l’evoluzione della specie.